Ora di punta.
Traffico in metropolitana.
Ormai è una certezza che, lungo le strade, dove brilla il sole e l’aria è polverosamente fresca, in questo esatto istante non circola nemmeno un mostro di ferro. Il Comune ha ottenuto ciò che voleva, risparmiare l’aria. Ma ora tutto il traffico di persone si è riversato nel sottosuolo, dove l’aria e l’affanno si rubano.
Così eccomi qui; imbocco il tunnel che mi porta a non so quale lato della città, ma sicuramente alla linea quattro verde, fermata Nuova Strada. Cammino velocemente, presa dall’ansia di altre persone che camminano velocemente, a loro volta prese dall’ansia di vedere che c’è qualcun altro davanti a loro, che ha fretta di arrivare prima. E mentre cammino lungo il tunnel umano penso a dove ho infilato la Metrocard e se magari non l’ho scambiata di posto con la Mastercard! E sono alla sbarra assassina, mentre frugo nella borsa, mai troppo grande, alla ricerca della tessera, intanto che blocco una fila alterata. Sento il fiato dell’uomo sudato dietro di me, che sbuffa e preme e spinge, perché a sua volta spinto da chi non capisce come mai l’altro cancello vada più spedito. La legge di Murphy vince sempre sulla nostra fragile psiche.
“Allora?”
“Ma com’è possibile bloccarsi proprio qui?”
“Comprati il biglietto!”.
“Un attimo” dico affannata “ho l’abbonam…ecco, l’ho trovato, ancora un attimo, per favore…ecco, sì!”
Un’ovazione generale mi fa capire che la goffaggine non è perdonata a questo mondo. Solo la perfezione lo è. Quindi in pratica non si perdona niente a nessuno.
Apro il varco alla gente dietro di me e come mille formiche la fila rapidamente si disperde nelle quattro e più direzioni.
Tutti sembrano sapere perfettamente dove andare, puntando solo all’obiettivo, tagliando spietatamente la strada, calpestando carte, calpestando piedi, calpestando caramelle, calpestando persone.
Qualcuno lo si vede in viso che ha anche un tram da prendere, qualcuno spera di riuscire a bere un caffè al bar prima di timbrare la quotidianità. Qualcuno è già tardi e qualcuno non sa ancora dove andare, ma intanto si avvia.
Io arrivo alla mia linea e il bordo non lo vedo neanche.
Il treno arriva, le porte si aprono e la lotta inizia. Qui spingo anch’io, perché presa dall’ angoscia di rimanere chiusa giusto in mezzo alle porte, o peggio, di essere la formica che non ce l’ha fatta. Mi faccio forza e riesco ad entrare, con il desiderio di uscire il prima possibile.
Quattro fermate.
Il naso puntato in alto per rubare aria ed eliminare l’odore forte di quello che mi si è spiaccicato accanto. Meno tre.
Le dita che vorrebbero appoggiarsi al palo e la mente che manda impulsi per rifiutare l’idea. Gli odori che si mescolano, la luce artificiale che aliena lo sguardo.
Meno due.
Il rumore sordo del viaggio che sovrasta il battito del cuore.
Meno uno.
Una volta ero claustrofobica. Ora ho imparato a trattenere il respiro, guardare il alto e cantare con la mente.
Scarcerata.
Scendo come sputata fuori da un essere che vomita. Intanto che la folla si incolonna verso l’uscita, io mi blocco un attimo, e mentre vengo colpita da infernali gomitate, controllo se la mia borsa ce l’ha fatta a salvarsi, se le scarpe anche, e se ho tutte e due le lenti a contatto su. No. Una l’ho persa. Pazienza.
Prendo l’uscita con l’aspettativa di luce vera, lontana. Le scale mobili mi stanno avvicinando alla superficie e il battito del cuore si rilassa un po’. Non trattengo più il fiato. Sono fuori.
Il sole è opaco. Dai tombini esce un po’ di vapore. Si palpa una leggera umidità nell’aria. Qualche macchina è parcheggiata. Qualcuna è in movimento, sputando fuori fumo. Sono sul marciapiede, guardo il sole malaticcio, inspiro profondamente. E mi sento finalmente libera. Libera nel sano e rassicurante traffico stradale.
PREMIO BELIAL (11/12/2007) Leggi ancora...
Beeeeeeeeep
Ecco, io in realtà sto morendo dalla voglia di raccontare di tipo due colloqui fuori dal normale e di una giornata di prova...per un'azienda che si presta molto al racconto ma poi se racconto finisco in galera. E mi pare che qui all'interno del mio Hotel mi abbiano installato delle telecamere (= mi sono lasciata scappare al colloquio di avere un blog, il tipo si è scoperto molto interessato, io ho tentato di erigere un muro invalicabile, ma lui si proclama buon navigatore, quindi...), quindi per ora sto un pò calmina, lasciamo scorrere i giorni come fossero FIUMI DI CHAMPAGNE perchè se non è ancora fatta, tutto ciò mi fa capire che nella vita ci sono OCEANI DI POSSIBILITA'.

Quando c'erano le favole
Quando tutto era più facile
Anche se ci sembrava difficile
Qundo tutto era importante
Anche una carezza felice
Tutto un continuo vortice,
Non metto a fuoco più niente,
Non percepisco la realtà.
Qualcosa sempre mi sfugge.
Ho bisogno di un punto fisso.
Hotel New Hampshire.
Eccolo, è lì. Piccola luce tra il vapore di una stretta strada.
Potrebbe svanire da un momento all'altro.
Ma ora è lì. Immobile.
E così ci ricasco.
posto da INNOVACTION...Fiera di Udine sull'innovazione. Mi sono proposta come standista per il mio ex ufficio. Perchè?
Perchè domani mattina ho la possibilità di dire quattro cose ad Andrea Pezzi...si, proprio lui. Ho scoperto che sta facendo l'opinionista sociologo tuttologo in giro. Spero non tenti di rubarmi la penna come l'altra volta!